lunedì 17 novembre 2008, 10:25 PM

Ci siamo lasciati alle spalle il freddo improvviso di settembre, abbiamo tirato fuori dagli scatoloni calzettoni, sciarpe, cappelli, coperte di lana dai mille colori, utensili. Gli ultimi raggi solari di ottobre, introducendo il letargo invernale, ci cullano dolcemente iniziandoci al culto del sacro focolare domestico; il mondo si stagna, un velo copre le menti. Gli adepti dell’AFF appartengono ad una setta rara, amanti della danza, delle sonorità più eterogenee e fresche, discepoli di Dioniso, non si fermano mai. Ottobre è il nostro mese sacro, come tanti crociati ferventi ed anelanti giungiamo a Monaco di Baviera, dove la madre di tutte le feste spalanca i suoi cancelli : l’Oktober Fest !!!!. La Baviera in questo meraviglioso mese dell’anno ospita migliaia e migliaia di credenti, l’aria è febbricitante, allegra, leggera; le dame teutoniche dai seni prosperosi e genuini accolgono i pellegrini, come tante Valchirie dominano le montagne, i sentieri , le valli, la birra diventa il fiume sacro, il Reno, i boccali stracolmi sono l’oro del Reno.

Tutto si tinge di “rosso” e di “biondo”, la gente caotica e festosa, si abbandonano rapsodicamente alla musica, ai canti, ai suoni di un popolo in festa. Il tempo si blocca, tutto è etereo, tutto è sospeso tra un boccale e l’altro, tra uno stend e l’altro, tra una bionda e una rossa (se vuoi anche una “bruna” ma buona), tra un’urgenza fisiologica e l’altra…….ahahahah. Non occorre travalicare le alpi, esplorare la gelida Austria e giungere all’oracolo di Monaco di Baviera tra uomini baffuti, in calzettoni e organetto, oppure tra donne grandi, bionde, un po’ rozzette, cinte in corpetti rossoverdi entrambi dalle guance stranamente e interrottamente rosse; Ottobre è il mese in cui anche i centri più piccoli si ribellano all’opprimente inverno, basta navigare in internet e saremo inondati dalle feste in onore del dio Luppolo, ovunque si scorgono costellazioni di eventi più o meno importanti: la vita continua e alla grande, oh yeahh.
Ad Ariano la situazione è un po’ diversa… Ariano è anticonformista, Ariano è diverso, siamo pur sempre sull’Appennino! Per undici mesi il tricolle si cristallizza e basta una pantera in libertà per le campagne a rivitalizzare il paese; le chiacchere della gente s’infittiscono di particolari visionari, lo sgomento incalza, le nonne inventano nuove fiabe, il lupo cattivo scompare. Fare dell’umorismo da quattro soldi “c’est facile”, da arianese si può criticare la piccola cittadella normanna, la sua pedante quotidianità, la ciclicità dei suoi eventi, ma, in ogni caso, Ariano è il nostro borgo natio. Ogni anno ci lasciamo affascinare dalle campagne che in questo periodo sono stupende, la natura puntualmente ci mostra il suo fascinoso cambiamento in autunno, la vendemmia, le castagne…il ritorno all’Exkalibur, fanno parte della nostra vita.
Federica Pietrolà
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