venerdì 25 settembre 2009, 1:29 PM
Ho incontrato l’Instituto Mexicano del Sonido non appena finisce il sound check e, incuriosita dai loro suoni, chiedo a Camilo qual è il progetto alla base di questo gruppo o se tutto nasce per caso.
Ho iniziato facendo qualche remix per gli amici e immediatamente qualcuno mi disse che avrei potuto provare a musica mia. Ho subito fatto dei remix dei Placebo, delle Hammond e poi alcuni demo con la mia musica. Subito li ho spediti ad una casa discografica spagnola, che mi rispose: “orribile, devi lavorare su musica nuova, e che sia musica migliore!”
Così me tornai a casa; facevo musica con degli strumenti molto vecchi, tecnicamente davvero pessimi, infatti dopo poco tempo mi si riempì la memoria del computer e quindi il mio lavoro on poteva andare avanti, non potevo fare più musica. Insomma svaniva l’opportunità di pubblicare il mio lavoro, dovevo inventarmi qualcosa, allora decisi di cambiare l’ordine dei brani del cd che già avevo mandato alla casa discografica spagnola e così lo rimandai… incredibile, ma la seconda volta mi stavolta mi dicono: “è geniale, devi pubblicare questo disco!” Così ho continuato a fare altra musica, pubblicando un secondo cd dal titolo “Pignata” e ora un terzo “Soy Sauce”. Normalmente i gruppi iniziano il loro percorso suonando e poi fanno qualche cd; io invece ho fatto prima il cd e poi ho iniziato a suonare, è un po’ il contrario di quello che avviene normalmente agli altri gruppi.
Il tuo gruppo ha un formazione stabilita oppure capita, a volte, che con te vengano a suonare altri musicisti?
Essenzialmente il progetto è mio, ma a me piace invitare altre persone a partecipare. Dato che faccio parte da anni dell’industria della musica, molti dei miei amici in Messico sono dei musicisti così invito a suonare con me quelli interessati a fare qualcosa insieme….potremmo essere in quattro o in dieci, non importa, mi piace pensare che l’Instituto Mexicano del Sonido sia qualcosa che non si basi esclusivamente su una sola persona, ma che possa contarne anche venti.
Parlaci un po’ di “Soy Sauce”, il tuo ultimo cd. Per quanto ne so è una “miscela” di differenti generi musicali, c’è un messaggio alla base di questo cd?
Soy Sauce è un cd che ha diverse chiavi di lettura. Il termine “Sauce” in spagnolo indica un albero, ma “soy sauce” in inglese, ma anche in spagnolo, significa salsa di soia. Mi piacciano tutte queste possibili letture. Quando ho iniziato a lavorare a questo disco ero particolarmente interessato a un grande autore latino-americano, Julio Cortàzar, ed in particolare ad un suo libro intitolato Rayuela, un libro che puoi leggere in un modo non lineare; puoi iniziare a leggerlo da pagina ottanta, da pagina venti, o dalla dieci. La mia intenzione era quella di fare un cd che avesse lo stesso spirito di questo libro, che potesse giungere agli altri entrando per diverse vie, che avesse distinte chiavi di lettura come il titolo appunto del cd. Quello che ho fatto è stato prendere un po’ tutto quello che ascolto quando sto in Messico cercando anche di dare un’immagine di quello che è il Messico. Dico sempre che è come se mi rivedessi quando ero un ragazzino che ascoltava i Ramones, i Sex Pistols, i Bauhaus, mentre in salotto risuonava la musica classica, in cucina cumbia, se provi ad accendere diverse radio allo stesso tempo ottieni qualcosa di simile a quello che faccio io; hai un po’ di hip hop, un po’ di cumbia, delle eco di musica classica; quello che volevo è che questo lavoro avesse questo spirito di convivenza tra diversi generi musicali.
È la prima volta che vieni Italia o ci sei già stato altre volte?
È la prima volta che suono in Italia e questo mi rende molto felice. Ho una relazione molto vicina all’Italia: i miei genitori studiarono qui e mio fratello maggiore è nato a Napoli, e Alessandro Baricco è uno dei miei scrittori preferiti. Mi sento molto vicino all’Italia e quindi sono davvero emozionato.
Che impressione ti ha dato dunque l’Italia e in particolare Ariano? Hai visitato questo paese o sentito altri gruppi suonare?
Già prima di venire qui ho fatto delle ricerche e mi è sembrato che fosse una città fantastica, molto intima, con una bellezza visiva spettacolare. Una settimana prima della partenza ero a cena con Mad Professor e quando gli ho raccontato che sarei stato qui, lui si è emozionato moltissimo, mi ha raccontato di avere partecipato all’AFF nel 2006, che si era divertito un mondo, tutto gli era sembrato bellissimo, il pubblico accogliente. È davvero emozionante perché bisogna riconoscere che questi eventi culturali danno voce ad altri paesi fuori dall’Italia e talvolta Ariano non sarebbe la stessa senza un festival come questo.
Hai dei consigli per i giovani che vengono all’ ariano Folk Festival e più in generale per i giovani che vanno ai concerti e che ascoltano musica?
Credo che la cosa più importante in un evento come questo sia andare con “le orecchie aperte” e imparare a divertirsi allo stesso tempo, la bellezza di questo genere di festival in tutto il mondo, e la cosa più importante, sta nel comprendere altre culture ed altri tipi di sonorità.
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